Conoscenze sufficienti

Biblioteche, riviste accademiche, giornali ed editori - dice David Weinberger - continuano a valutare e selezionare quelle informazioni che ritengono valide ma oggi non c'è più una distinzione netta tra la conoscenza più o meno buona e la conoscenza che è vera Conoscenza. Il compito di realizzare questa distinzione ad ognuno di noi.

David Weinbergerdi David Weinberger
Ecco un noto racconto sull’espansione di Internet. Siamo tutti abituati ad ottenere le stesse informazioni: arrivavano attraverso fonti ben accertate, come i quotidiani. Erano ben lungi dall'essere perfette, ma almeno erano sottoposte ad un controllo di qualità. Inoltre, il giornale riportava i problemi prima che il lettore avesse la possibilità di conoscerli da solo. La Rete d’altra parte, dice questo racconto, lascia che ognuno di noi cerchi da solo ciò che gli interessa di più. Ma è più probabile che ci si imbatta in informazioni errate.

Almeno gli scaffali delle biblioteche venivano stoccati in base a decisioni prese da esperti, mentre la Rete è una terra di nessuno colma di dichiarazioni non qualificate.

C'è del vero in questo racconto, anche se è lungi dall'essere completo. Per prima cosa, dipinge un quadro troppo roseo della vita prima di Internet.

Nei giorni ante-Internet, la maggior parte di noi leggeva giornali sensazionalisti, faziosi. Quando segnalavano notizie su terre lontane di cui non ci importava (il che era raro), le ignoravamo. Altresì le biblioteche prendono decisioni ponderate su ciò che debba essere incluso, ma tali decisioni sono limitate dallo spazio disponibile. Quindi vecchi libri – seppur degni – vengono rimossi e sostituiti da nuovi altrettanto degni. La valutazione dei libri era anche inevitabilmente, espressione di criteri prestabiliti e di pregiudizi.

Peggio ancora, questa narrazione istituisce un quadro in cui è assente il modo in cui abitualmente si opera come ricercatori di conoscenze. Si pensa che la conoscenza sia una classe di affermazioni vere che sono state setacciate attraverso attenti controlli. In realtà, siamo sempre stati pragmatici riguardo a questi argommenti. Crediamo a ciò che è sufficientemente vero, e questo naturalmente dipende da quello che stiamo cercando di fare. Utilizziamo una serie di processi e di termini di riferimento quando stiamo cercando di decidere che tipo di pneumatici per l'automobile dobbiamo acquistare, altri quando dobbiamo decidere come trattare uno sforzo muscolare persistente, e altri ancora per votare in un’elezione.

Le autorità tradizionali che accreditano una fonte sono ancora con noi: in generale biblioteche, riviste accademiche, giornali ed editori valutano e selezionano quello che ritengono sia degno. È solo che non crediamo più che ci sia una demarcazione netta fra il Sapere (con la "S" maiuscola) e tutto ciò di cui dobbiamo essere a conoscenza nella vita quotidiana.

I vecchi enti autorevoli forniscono un tipo di conoscenze che si ritengono “adeguate”, ma non tanto quanto queste autorità vogliano farci credere.

Il vecchio sapere è ancora importante, ma importa moltissimo che la ricerca scientifica, garantita dalle riviste tradizionali, abbia dimostrato che il vaccino dei neonati non aumenti il rischio di autismo.

Lo standard di conoscenze sufficienti dovrebbe essere il medesimo di quando si tratta di prendere decisioni in merito ai vaccini del vostro bambino. Ciò che sta cambiando è la nozione che ci sia una distinzione netta tra la conoscenza che è solo abbastanza buona, e la conoscenza che è vera Conoscenza. Tale cambiamento non ci tocca, come praticanti, tanto quanto colpisce le istituzioni che hanno mantenuto le loro posizioni nella nostra cultura con la presentazione di sé stesse come arbitri di una verità al di là di ciò che sia sufficiente.

La narrazione contiene un avvertimento e una sfida di cui dobbiamo tener conto. Sembra che siamo portati a credere che se qualcosa è detto nella sfera pubblica, essa debba avere una parte di verità. Questo era vero più indietro nei vecchi tempi, quando i canali di trasmissione erano così ristretti, ed i professionisti erano censori. È certo che sbagliavano molto, ma passare attraverso un processo di verifica da parte di professionisti forniva almeno una certa sicurezza che ciò che si leggesse fosse vero. Questo è molto meno vero quando chiunque può pubblicare qualsiasi idea in qualsiasi momento.

Considerato quanto oggigiorno si creda sovente ad assurdità, può darsi che stiamo applicando le ipotesi vecchie a quello che è “postato” in rete, credendo a cose semplicemente perché sono state pronunciate. Questo può essere un residuo del vecchio racconto, o può essere una debolezza innata della mente. In entrambi i casi, spetta a noi educare noi stessi ed i nostri giovani in modo da diventare di gran lunga più capaci nel giudicare ciò che costituisce il livello di conoscenza sufficiente quando si tratta di determinare ciò in cui crediamo.

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