Scrivendo sul mondo del lavoro

C'è una parte enorme del mondo del lavoro ci dice John Lloyd che il giornalismo non ha descritto adeguatamente. I lavoratori non hanno mai potuto raccontarsi direttamente (lo hanno fatto per loro i sindacati, i giornalisti, gli studiosi). Ma oggi mancano completamente delle figure di giornalista in grado di raccontare i grandi drammi dell'occupazione che stanno interessando le classi lavoratrici di tutto il mondo.

John Lloyddi John Lloyd

Di recente ho partecipato a una celebrazione funebre che ho contribuito ad organizzare. E' stata la celebrazione della morte di una specializzazione del giornalismo, anzi di un percorso che definisce il modo in cui è organizzato gran parte del giornalismo.

Il percorso era quello del giornalismo del lavoro. Potrei sbagliarmi, ma ritengo che questo settore fosse probabilmente più radicato nella cultura giornalistica del Regno Unito rispetto a quelle di qualsiasi altro paese. Non l'ho incontrato in forma completamente sviluppata in altre culture che io conosca: ho chiesto a questo proposito negli Stati Uniti, in Russia, in Italia e in Francia. Ma forse sopravvive ancora nei paesi scandinavi e in Germania.

Per essere corretti, altre culture giornalistiche avevano, e alcune hanno ancora, specialisti che approfondiscono temi relativi ai problemi del lavoro: hanno buoni contatti con datori di lavoro, con sindacati, funzionari di istituzioni governative ed altre istituzioni che si occupano di questioni di lavoro, e saprebbero un po' di ciò su cui stanno scrivendo o trasmettendo (cosa che non è scontata nella reportistica).

In Gran Bretagna il gruppo che si formò intorno Ernest Bevin, ministro del Lavoro durante la guerra, e che dopo la guerra ha continuato a coprire il movimento dei lavoratori nel periodo post-bellico del governo laburista - si è istituzionalizzato. I giornalisti che pattugliavano questo percorso costituirono un'associazione: il Labour and Industrial Correspondents’ Group che aveva un presidente, regole ed un elenco di appartenenza (dal quale le donne erano escluse in un primo momento).

Il lavoro del corrispondente del lavoro era di alto profilo e sempre interessato ai sindacati: erano così importanti per quel Partito laburista che avevano creato, finanziato, organizzato per le sua elezioni, sostenuto o messo in difficoltà quando era salito al potere. La "questione del lavoro" divenne la questione centrale del sistema politico britannico a partire dagli anni Cinquanta, ed il numero e l'intensità degli scioperi in Gran Bretagna diedero ispirazione al riferimento giornalistico per il Regno Unito come il "malato d'Europa". Fu così che il lavoro di corrispondente del lavoro ha, in certa qual misura, superato quello dei corrispondenti politici che in Gran Bretagna, come altrove, venivano visti come i principali corrispondenti di un giornale.

C'è stato del buon giornalismo fatto da questo gruppo di uomini e donne (poche donne: a differenza di altre parti del giornalismo dominate da uomini - in particolare i reporter di guerra - non è mai diventata più attraente per le giornaliste). In seguito è stato dominato dalla prospettiva dei sindacati, e le divisioni all'interno del movimento operaio - a sinistra, destra e al centro – divisero anche i giornalisti.

Abbiamo scritto e inviato informazioni sul mondo del lavoro, ma di solito per interposta persona. I sindacati, il movimento operaio, le lotte all'interno del movimento, le minacce e le realtà di lotta sindacale: tutto questo è stato importante ed ha un impatto diretto sulla politica del Regno Unito, ma i maggiori drammi sono rimasti e diventati più acuti dopo il declino della forza dei sindacati, a causa delle riforme della Thatcher e del declino della base industriale degli anni Ottanta e all'inizio degli anni Novanta.

Questi sono stati i grandi cambiamenti nella natura del lavoro per milioni di persone: come la società industriale abbia aperto la strada alla società post industriale. Allo stesso tempo, i processi che si chiamano globalizzazione diventano più importanti nella vita interna dei paesi.

In breve, c'è una parte enorme del mondo del lavoro che il giornalismo britannico non ha descritto adeguatamente.

Io non credo che sia stato fatto, o che venga fatto, molto meglio altrove. L'area di grande crescita del giornalismo di tutti i generi negli ultimi vent’anni è stata quella del giornalismo dei consumatori: nei media in generale, la crescita è stata in quantità, e soprattutto nella varietà di intrattenimento. Il giornalismo - l'attività che copre gli avvenimenti del giorno, ed adesso dell'ora - scrive di lavoro, ma come sottoprodotto di qualcos'altro.

Così, al momento, non vi è molta copertura giornalistica per il provvedimento approvato questa settimana nello stato americano del Wisconsin: una proposta di legge - chiamata “Riparazione del bilancio” - che limita la contrattazione collettiva per i salari, limita l’aumento dei salari al tasso di inflazione, aumenta l'importo dipendenti pagato per assicurazione sanitaria e pensioni. E dà ai membri del sindacato il diritto di non pagare le quote associative.

Sono eventi che vengono coperti essenzialmente come una storia politica di Repubblicani contro Democratici, con la preoccupazione principale di quanto rafforzi o indebolisca la presidenza di Barack Obama. Abbiamo avuto una copertura giornalistica dell’emergere della classe media in India, ma è stato un racconto economico. Abbiamo avuto una copertura dell'enorme crescita della forza lavoro industriale in Cina, ma è stato un racconto politico-economico.

Abbiamo bisogno di un giornalismo del lavoro. Abbiamo bisogno di specialisti, che scriveranno su temi a livello mondiale, oltre che su quelli nazionali. Che vedano negli enormi spostamenti del lavoro di qualsiasi natura, uno dei grandi drammi del mondo, che richiedono di essere trasformati in narrative giornalistiche.

Questo è ciò che fa il miglior giornalismo. Esso riunisce diversi fatti e tendenze, movimenti e personalità, in una storia coerente. Il dovere del giornalismo è cercare di portare la storia in linea con i fatti. C'è sempre un minore o maggior grado di semplificazione, e c'è sempre molto spazio per le versioni alternative. Che è uno dei motivi fondamentali per una stampa libera, ma la cosa importante è avere i reporters.

Quindi, c'è un posto vacante di corrispondente del lavoro globale. L’ho segnalato quando ho avuto l’idea del funerale per gli scrittori del lavoro britannico, e l'ovvia obiezione fu: “Chi pubblicherà il lavoro di tale corrispondente?”. Il giornalismo è un mercato basato su scambi ed è molto, molto sensibile alle aspettative dei consumatori e su quello che son disposti a pagare.

Questo è tanto più significativo in un momento di declino dei media: soprattutto dei giornali che sono disperatamente alla ricerca di modi per conservare il proprio pubblico. Quindi se quel pubblico vuole solo "celebrities", otterranno solo "celebrities". E dato che non sembrano, in sostanza, volere storie sul mondo del lavoro, non le avranno.

Ma il giornalismo non può definirsi come un mestiere che "renda interessante ciò che è significativo", a meno che non cerchi di fare solo ciò. Le rivoluzioni nel mondo o nei mondi del lavoro sono significative, per milioni di persone. Noi giornalisti viviamo oggi sulla, e della rete, che - a prescindere dal suo effetto distruttivo sui giornali – dà la possibilità di sviluppare settori in modo impossibile prima d'ora. È il momento di lavorare sul giornalismo del lavoro.

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